Syrah

 

SyrahUna delle curiosità del Syrah o dello Syrah (pronuncia shirà,) è l’origine! Si dice infatti sia di provenienza araba (ipotesi finora più accreditata); altre fonti invece l’accreditano come egiziano; un’ipotesi comunque da non scartare attribuisce l’origine di questo vino alle nostre terre siciliane (questa, tra l’altro, è l’ipotesi che preferisco). Comunque sia, e per chi ancora non lo sapesse, questo è uno dei pochi vini (se non addirittura l’unico) a sposarsi perfettamente con piatti di pesce. Infatti, In occasione di una cena a base di capone (caponessa per essere precisi), ho scelto proprio questo vino, conosciuto grazie al regalo di mio fratello di una bottiglia portoghese dopo uno dei suoi viaggi (nello specifico era un ottimo syrah genius). La scelta della cantina questa volta, per ovvi motivi, è ricaduta sulle tenute Rapitalà, un Nadir scelto dietro consiglio del mio enotecario Rosario. Il piatto col quale ha trovato l’abbinamento, come detto, era un caponessa cucinata “alla “ghiotta” (in termini dialettali), con sedano, aglio olive bianche e pomodorino, mancava solo qualche cappero. Il colore è di un rubino abbastanza acceso, molto profumato, con note speziate, dal sapore intenso e armonico, il suo essere lievemente acidulo lo ha reso il vino ideale per accompagnare questo, come sicuramente altri piatti di pesce. Consiglio per i più esigenti un periodo di 20/30 minuti di decantazione.

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Il “cin cin” ha fatto crash!

Foto Reuters

Ennesima batosta della globalizzazione! E’ di qualche settimana fa la notizia dell’avvenuta approvazione della riforma vinicola che prevede, per i produttori europei, generosi sussidi per estirpare le vigne nell’arco di tre anni. Lo scopo è quello di evitare un surplus di produzione, e di aiutare i vini dell’ Unione Europea a competere con i rivali più a buon mercato, in primis Australia, Cile e Nord America ( vino californiano per essere esatti). Non solo, è stata avanzata altresì la proposta (fortunatamente bocciata) di vietare lo zucchero per aumentare il grado alcolico; è rimasta purtroppo la denominazione di “vino” anche al prodotto ottenuto dalla fermentazione della frutta. Che dire!? Non bastava solo il vedere negli scaffali del vino imbottigliato al costo di 1 € (ovviamente ottenuto tramite bustine); in lontananza si paventa addirittura la proposta, ad opera di ereditiere diseredate e pruriginose, di mettere in lattina persino il nostro prosecco. Di questo passo arriveremo ben presto a classificare come vino persino una spremitura d’uva con l’aggiunta di qualche goccia d’aceto! Ma è possibile una corsa spasmodica ad un abbassamento così radicale della qualità dei nostri prodotti (non mi riferisco solo al vino) per ottenere massimo profitto col minor sforzo possibile? La legge del mercato spesso si orienta alle richieste della massa è vero, so anche che con l’euro le tasche sono più vuote! Ma a piccoli passi si sta importando di tutto, muovendo soltanto le economie estere e accontentandosi di alimenti non esattamente naturali. Cosa non si fa per soldi…

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