FINE PENA MAI (recensione a cura di “Svulazzo”)

Effettivamente sembrava non finire mai. Abbastanza pesantuccia la storia dedicata ai protagonisti del 41 bis: Fine pena mai. La novità è che in primo piano non c’è la Mafia, né la Camorra, né la ‘Ndrangheta ma la pugliese Sacra Corona Unita. Quindi, in fondo, la stessa cosa. Cambia lo scenario, Lecce e quindi il Salento, ma sempre uguali son gli interessi e le finalità. La voce narrante è quella interpretata da Claudio Santamaria il cui personaggio finisce in carcere duro, all’Asinara, condannato per 46 anni. Ne ha scontati finora solo 15 e la prospettiva, dal uso punto di vista, è naturalmente atroce. Si raccontano quindi i primi anni ‘80 e tutte le vicende che lo porteranno all’incarcerazione. Efficacissima la scena del blitz dentro casa che porterà al suo arresto. Nessun uomo, nessun poliziotto, tutto si intuisce dai suoni e dai rumori, il protagonista continua a portare alla bocca, uno dietro l’altro, con freddezza, i bocconi della sua cena. Sa già, così come la sua famiglia, cosa sta per accadere. Per tutto il resto però si sonnecchia, salvo che qualcuno potrebbe apprezzare la vista del pisello di Santamaria.

 

TUTTA LA VITA DAVANTI (recensione a cura di “Svulazzo”)

Attualissimo, com’è nello spirito dell’italianissimo Virzì, realistico e anche divertente. I giornali, la piazza, la politica, i supermercati, i bus, non parlano quasi d’altro che di precariato e di co.co.qualcosa. Il laureato in filosofia che finisce, quantomeno al uso primo impiego, a lavorare in uno dei famigerati call-center (e magari riuscendoci pure bene) è l’emblema del nostro mondo del lavoro. In Italia le possibilità sono scarse, spesso e un po’ ovunque si lavora pure male e senza mezze misure, gli stipendi quasi mai adeguati ed ecco l’idea di Tutta la vita davanti. Lo sfondo è la Roma meno conosciuta, la popolare e studentesca Prenestina, la terribile e anonima zona della Nuova Fiera di Roma ma anche la tanto glorificata Sapienza che sforna questa brillante protagonista per poi gettarla in una professione che niente ha a che vedere, almeno sulla carta, con lei. Questa che le capita sembra l’unica offerta. Il contesto è desolante, squallido, scarno e con scarsi valori. Per fortuna non è tutto così, ma lo scorcio che Virzì ci mostra esiste, purtroppo davvero. Una frecciatina che ha tutta la mia approvazione viene lanciata alla realtà dei sindacati (quando inizieremo a scioperare contro questa casta?).  Tutti i personaggi sembrano azzeccati, la dolce siciliana Isabella Ragonesi, l’efficace Micaela Ramazzotti e perfino Sabrina Ferrilli interpreta un ruolo a lei congeniale.

LO SCAFANDRO E LA FARFALLA (Recensione a cura di “Svulazzo”)

Può capitare (e a me è capitato e faccio in modo che capiti) di ritrovarsi al cinema senza avere la minima idea della trama del film che si sta per vedere. Può anche succedere che questo si riveli un film appassionante. Se poi ti ritrovi una sera d’estate in un’arena attrezzata con grande schermo, buon audio e sedili discretamente comodi il mix è perfetto e la serata da ricordare.

E’ quel che mi è successo con “Lo scafandro e la farfalla”, di cui avevo appena appreso soltanto, dalla locandina, la non indifferente attribuzione dei 2 premi (Miglio film e Miglior regia) a Cannes.

Storia profonda, coinvolgente, assolutamente realistica. L’intuizione della telecamera che per almeno il  50% della narrazione è l’occhio del protagonista, la sua voce interiore – unica a lui possibile – che narra e commenta ciò che non può esser detto, l’immedesimazione dei personaggi, la triste e dura realtà dei fatti, l’imponderabilità dell’evento fanno di questo film un lavoro eccezionale. Si esce con un certo immancabile turbamento, forse anche con l’insoddisfazione per non aver ricevuto qualcosa in più ci quel che già si ha avuto. Sembra un po’ di rivedere Mare dentro di qualche anno fa – ma qui il tema centrale non è l’eutanasia, argomento (e come non potrebbe essere altrimenti) ormai quotidiano – e anche in questo caso ti senti obbligato a non dimenticare che la vita và vissuta in ogni suo istante, che i rimpianti potrebbero altrimenti ucciderti più di ogni malattia e che l’immaginazione e la fantasia possono farti sentire vivo anche nelle situazioni più disperate.