American Gangster

American GangsterUn’altra scelta azzeccata! Questo film, ambientato a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, fa respirare allo spettatore lo stesso clima vissuto in quel periodo; ottima infatti si è rivelata la fotografia  attraverso l’adozione di filtri velatamente verdastri e opacizzati, utili a rendere la policromia coerente con le pellicole e gli stili dell’epoca; suggestive e coinvolgenti anche e le tecniche di ripresa.

La regia, la ricordo, è di Ridley Scott….una garanzia!!!

Diversamente dalle altre volte non rivelerò la splendida trama, la scoprirete voi; è da un po’ di tempo infatti che non mi faccio condizionare dai trailers;  consiglio quindi vivamente di andarlo a vedere, anche ai non amanti del genere, una sorta di poliziesco dai ritmi non velocissimi ma favorevoli a una crescente trepidazione.

Gli attori protagonisti, Denzel Washington e Russell Crowe in perfetta forma. Imperdibile il colloquio finale (che li vede per la prima volta insieme nel film) nonostante la scena ricordi tanto “Heat la sfida”. Buona visione

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Syrah

 

SyrahUna delle curiosità del Syrah o dello Syrah (pronuncia shirà,) è l’origine! Si dice infatti sia di provenienza araba (ipotesi finora più accreditata); altre fonti invece l’accreditano come egiziano; un’ipotesi comunque da non scartare attribuisce l’origine di questo vino alle nostre terre siciliane (questa, tra l’altro, è l’ipotesi che preferisco). Comunque sia, e per chi ancora non lo sapesse, questo è uno dei pochi vini (se non addirittura l’unico) a sposarsi perfettamente con piatti di pesce. Infatti, In occasione di una cena a base di capone (caponessa per essere precisi), ho scelto proprio questo vino, conosciuto grazie al regalo di mio fratello di una bottiglia portoghese dopo uno dei suoi viaggi (nello specifico era un ottimo syrah genius). La scelta della cantina questa volta, per ovvi motivi, è ricaduta sulle tenute Rapitalà, un Nadir scelto dietro consiglio del mio enotecario Rosario. Il piatto col quale ha trovato l’abbinamento, come detto, era un caponessa cucinata “alla “ghiotta” (in termini dialettali), con sedano, aglio olive bianche e pomodorino, mancava solo qualche cappero. Il colore è di un rubino abbastanza acceso, molto profumato, con note speziate, dal sapore intenso e armonico, il suo essere lievemente acidulo lo ha reso il vino ideale per accompagnare questo, come sicuramente altri piatti di pesce. Consiglio per i più esigenti un periodo di 20/30 minuti di decantazione.

Orange Pekoe Flowery

Orange Pekoe Flowery

Per chi beve te solo occasionalmente e non lo consuma abitualmente è bene creare un cosiddetto “percorso di avvicinamento al te verde” per evitare di restare traumatizzati da un assaggio affrettato! Ecco perché consiglio di iniziare con un te nero (fermentato dunque) il cui gusto non si distacca molto dall’intensità di quelli in bustina ma, come spero avrete l’occasione di scoprire, l’essenza sprigionata dalle “foglie intere” non ha niente a che vedere con i manufatti industriali! Il te bevuto questo pomeriggio è un Orange Pekoe Flowery  dello Sry Lanka; di ottima qualità e dal gusto forte e robusto; è formato da foglie giovani, lunghe dai 5 agli 8 mm. Orange non è riferito all’arancia, ma probabilmente al nome del casato olandese degli Orange.

Per evitare quella sensazione di eccesso aromatico e per non subire troppo un impatto al palato aggressivo, consiglierei, almeno inizialmente di aggiungere un po’ di zucchero (con la sua progressiva diminuzione nel corso dei giorni) o anche una “nube di latte” per tamponare le caratteristiche robuste della foglia. Infatti nonostante questa qualità sia tra le più dolci, a un palato inesperto e con la memoria del passato, a volte questa procedura di “additivi esterni” è necessaria. Personalmente ho preferito utilizzare la mia teiera, dotata di  filtro interno, in ghisa (rilascia sostanze minerali e mantiene alta la temperatura del te anche dopo averlo versato in essa).

L’infuso è risultato mediamente dolce, profumato e lievemente fruttato anche se non appartenente agli scented! Filtrato ad una temperatura di 90/95 gradi (come si conviene a tutti i te neri, il colore, dopo 3 minuti e 30 secondi di infusione, è apparso di un rosso bruno tendente all’arancione; purtroppo la qualità della foto non rende,

Un buon te pomeridiano insomma da gustare in compagnia!

Ne vale la pena!

Per gentile concessione del mio amico e collega Salvo Lizzio pubblico una storia sulla disabilità e sulla solidarietà; la stessa, quest’ultima, da Lui dimostrata e da tutti i colleghi che mi circondano, attraverso l’espletamento della loro attività educativa confermata quotidianamente nel nostro posto di lavoro!

Frutto della Sua sensibilità, è stato quest’invio di divulgazione solidale che mi ha visto in veste di ricevente; colgo l’occasione fornita dal mio blog per estendere l’opera di diffusione di una storia che merita davvero di essere letta. In questo caso, come avrete modo di appurare con la nota finale, creare una sorta di “Catena di solidarietà” ne vale la pena!

Per chi volesse contattare direttamente il prof. Lizzio, può farlo direttamente accedendo al suo blog anche dal mio link “Blogroll” (sito amico).   

Tu cosa faresti?

Ricordati che TU fai la differenza.  Non cercare mai mezzi termini: non ce ne sono. Leggi in ogni caso. La mia domanda è: tu avresti fatto la stessa scelta che ho fatto io? Ad una cena di beneficenza per una scuola che cura bambini con problemi  di apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un discorso che non sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei presenti. Dopo aver lodato la scuola ed il suo eccellente staff, egli pose una domanda: ‘Quando non viene raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il suo lavoro con perfezione.  Purtroppo mio figlio Shay non può imparare le cose nel modo in cui lo fanno gli altri  bambini. Non può comprendere profondamente le cose come gli altri. Dov’è il naturale ordine delle cose quando si tratta di mio figlio? ‘ Il pubblico alla domanda si fece silenzioso. Il padre continuò: ‘Penso che quando viene al mondo un bambino come Shay, handicappato  fisicamente e mentalmente, si presenta la grande opportunità di realizzare la natura umana e avviene nel modo in cui le altre persone trattano quel bambino’ A quel  punto cominciò a narrare una storia: Shay e suo padre passeggiavano nei pressi di un parco dove Shay sapeva che c’erano bambini che  giocavano a baseball. Shay chiese: ‘Pensi che quei ragazzi mi faranno giocare? ‘ Il padre di Shay sapeva che la maggior parte di loro non avrebbe voluto in squadra un giocatore come Shay, ma sapeva anche che se gli fosse stato permesso di giocare, questo avrebbe dato a suo figlio la speranza di poter essere accettato dagli altri a discapito del suo handicap, cosa di cui  Shay aveva immensamente bisogno.

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YANAON

            Yanaon                                       

Iniziamo questa rassegna con la degustazione di uno dei te neri aromatizzati acquistati da mio fratello in uno dei Te-shop più famosi di Parigi: “Mariage Frères”.  Il te appartiene a Les Mèlanges Parfumès, ai quei te cioè profumati ( detti appunto scented), le cui foglie sono il risultato di un’accurata lavorazione e che vengono miscelate con i petali di fragranti fiori (gelsomino, rosa, orchidea, ecc….) che le impregnano della loro essenza; nello specifico il te è il YANAON.  Dopo una fase di ebollizione, l’acqua, accuratamente portata a 90/95 gradi, è stata versata nella teiera in porcellana (con alveare interno), dedicata proprio a questa varietà di te. Ho calcolato 4 minuti di infusione ma forse necessitava di qualche secondo in più!Alla prossima infusione farò qualche esperimento. Ne è scaturito comunque un te dall’aroma particolarmente gradevole, soprattutto all’olfatto. Il colore è di un giallo ambrato tendente all’ocra. Il sapore fresco e deciso. E’ da bere preferibilmente senza aggiunta di zucchero per assaporare al meglio le note floreali in esso presenti. Lo definirei decisamente come “te da meditazione”.

Per gli amanti degli accompagnamenti “stile inglese”, consiglierei solo dolcini e gelatine  alla frutta.

Lo sapevi che il te…

La pianta del te 

Uno dei motivi per i quali il te verde sia poco diffuso è da attribuire al palato europeo, da sempre abituato ai sapori forti e agli aromi decisi, come il te nero. Per chi ancora non lo sapesse, infatti, il “triturato di foglie di te” che noi solitamente beviamo (quello nei filtrini per intenderci), appartiene alla tipologia del te nero; una differenza dovuta non certo al colore della foglia, o ad altro tipo di qualità, bensì al processo di lavorazione cui essa viene sottoposta. In quello nero, infatti, le foglie subiscono un processo di ossidazione (detto anche di “fermentazione” ) nel quale si sviluppano aroma e sapore del te, ma si distruggono le sostanze benefiche contenute nella foglia fresca; con questo processo di essicazione, le foglie assumono un colore scuro (da esso il nome di “te nero). Purtroppo però i costi produttivi, legati alla meccanizzazione dei processi industriali favoriscono l’adozione del sistema C-T-C (crushing – tearing –curling), “triturare-strappare-arrotolare”  che genera una pessima qualità di te, rispetto a quelli a foglia intera, ma più semplice nella sua preparazione grazie ai suoi sacchetti-filtro; come dire…meglio la praticità che la qualità!!!

Rispetto al te nero, quello verde, è costituito da foglie cotte a vapore alfine di distruggere tempestivamente gli enzimi  in esse contenute e responsabili, in quello nero, dell’ossidazione. Proprio per questo, il te verde è chiamato “te non fermentato” e conserva così molte delle proprietà benefiche e antiossidanti della foglia fresca. Questa breve premessa, che potrete presto approfondire nella pagina “Per saperne di più…di tutto”, serve sia migliorare la conoscenza di quest’argomento, ai più sconosciuto, che a favorire un progressivo ed adeguato approccio al te.

Ecco perché inizieremo con la degustazione di te neri (a foglia intera ovviamente!) per poi passare progressivamente a quelli verdi; tale procedura viene resa necessaria per evitare approcci prematuri e deludenti in quanto inizialmente quest’ultimo potrebbe non risultare adeguato ai nostri palati, abituati ai gusti molto decisi!

Il “cin cin” ha fatto crash!

Foto Reuters

Ennesima batosta della globalizzazione! E’ di qualche settimana fa la notizia dell’avvenuta approvazione della riforma vinicola che prevede, per i produttori europei, generosi sussidi per estirpare le vigne nell’arco di tre anni. Lo scopo è quello di evitare un surplus di produzione, e di aiutare i vini dell’ Unione Europea a competere con i rivali più a buon mercato, in primis Australia, Cile e Nord America ( vino californiano per essere esatti). Non solo, è stata avanzata altresì la proposta (fortunatamente bocciata) di vietare lo zucchero per aumentare il grado alcolico; è rimasta purtroppo la denominazione di “vino” anche al prodotto ottenuto dalla fermentazione della frutta. Che dire!? Non bastava solo il vedere negli scaffali del vino imbottigliato al costo di 1 € (ovviamente ottenuto tramite bustine); in lontananza si paventa addirittura la proposta, ad opera di ereditiere diseredate e pruriginose, di mettere in lattina persino il nostro prosecco. Di questo passo arriveremo ben presto a classificare come vino persino una spremitura d’uva con l’aggiunta di qualche goccia d’aceto! Ma è possibile una corsa spasmodica ad un abbassamento così radicale della qualità dei nostri prodotti (non mi riferisco solo al vino) per ottenere massimo profitto col minor sforzo possibile? La legge del mercato spesso si orienta alle richieste della massa è vero, so anche che con l’euro le tasche sono più vuote! Ma a piccoli passi si sta importando di tutto, muovendo soltanto le economie estere e accontentandosi di alimenti non esattamente naturali. Cosa non si fa per soldi…

Leggi la notizia: Notizia Reuters